Test: Nukeproof Mega 290

La Mega è ormai un punto fermo, nonché modello storico, di casa Nukeproof. E sinceramente, anche una bici che mi ha sempre attirato per le sue linee; sempre, ogni qualvolta veniva rinnovata. E questa ultima versione, la 2017, non fa eccezione. Ha però avuto da sempre un gran limite, ovvero quello di essere rivolta quasi ad una nicchia. Ma adesso vuole crescere, divenire disponibile anche per un altro pubblico, quello che si è innamorato dei “ruotoni” Sì perché ora la Mega è disponibile sia in configurazione da 27.5” che in quella da 29”, per un totale di sette allestimenti. Non trovare quello che fa al caso proprio sembra davvero difficile. A patto però che si prediliga l’enduro, o al limite l’all mountain.

La Mega 290, che io ho provato nell’allestimento Pro – con ruote da 29” – per gli ingegneri di Nukeproof è in effetti una enduro; dalla quale si scosta però leggermente grazie al fatto che, a differenza di tutte le altre bici della categoria, monta “solo” una forcella da 150mm di escursione, e non i 160mm (minimi) canonici.

Le sue forme sono allungate, basse, per essere filante nelle lunghe e ripide discese. Una caratteristica enfatizzata dallo strano carro lungo, quando la concorrenza viaggia invece verso soluzioni più corte, compatte. Il risultato di tutto questo è una linea filante, “aerodinamica”; e soprattutto bellissima.

Ma dietro ad una splendida facciata si nasconde qualche magagna, anche se piccola, ma che a qualcuno potrebbe far storcere il naso: mi riferisco a qualche dettaglio non troppo curato, come la mancanza della verniciatura nella parte interna delle staffe di fissaggio dell’ammo; o al fatto che tali geometrie così spinte hanno fatto in modo che proprio l’ammo abbia la sua posizione fissa, canonica ed ormai un po’ obsoleta col barilotto rivolto all’indietro. Poi c’è il problema del portaborraccia, che trova spazio al di sotto del tubo obliquo, alla mercé di fango e sporco. O quello del passaggio esterno dei cavi, cambio e freni; che a me non dispiace affatto, per una più semplice manutenzione, ma che i puristi delle linee puliti potrebbero trovare ormai fuori moda.

Apparte questo, che a mio sindacabile giudizio non dovrebbe far pendere l’ago della scelta verso altri lidi, la Mega 290 Pro si è dimostrata essere una validissima bike per chi ama le veloci discese – come me – ma che comunque apprezza anche le salite che ti portano verso la cima e l’inizio del divertimento.

La Mega è comoda, per via della posizione in sella, non troppo allungata – diversamente da quanto le sue linee lascino presagire. Quindi si può pedalare, anche in salita, per lunghi tratti senza sentire troppo la stanchezza. La posizione chiusa dell’ammo lascia spingere bene e la bici non ondeggia affatto, tanto da far dimenticare i 14 chili e passa della bici (ma non va dimenticato che il telaio è in alluminio!). Anche se c’è da dire che gran parte del merito va al lungo carro posteriore, che dalla sua rende facile passare oltre gli ostacoli del terreno e quelle sezioni particolarmente ripide. Nelle quali l’anteriore non perde affatto direzionalità.

Ma è in discesa che la Mega trova pane per i suoi denti: è scattante, filante, facile da guidare e da impostare. I curvoni se li mangia, i salti sono uno spettacolo, si impenna facile. Insomma, ci si diverte alla grande. A patto di stare lontani dai percorsi stretti, con curve a gomito, nelle quali le sensazioni diventano altre, opposte. In questi casi non ce n’è proprio. La Mega diventa un po’ macchinosa, troppo impegnativa, difficile a volte. Non sterza, a meno che non si imposti la curva molto prima del normale. Ma così si va a perdere spunto e fluidità.

Insomma, una bici dalle due facce: bellissima, ma non perfetta. Divertente e veloce, ma solo quando la strada è veloce. Una bici che comunque si fa apprezzare, nonostante le sue stravaganze, ultima quella di un perno passante Maxle con qr al posteriore ed un perno avvitato con chiave all’anteriore; di solito è perfettamente il contrario. Ma la Mega è questo, certezze e contraddizioni insieme. Ma fidatevi, quelle certezze valgono la pena di essere seguite.

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