Road

Test: Scott Speedster 10 Disc

Se siete in cerca di un mezzo che vi faccia da cicerone nel mondo della bicicletta, Scott ha quello che fa per voi. Per tutti i ciclisti alle prime armi, per chi vuole una bici tuttofare, non troppo costosa, semplice, lineare, senza grosse pretese; ma sicura, agile, robusta. La perfetta amica di viaggio, insomma, utile dai tragitti casa-lavoro alle trasferte fuori porta di qualche giorno, passando per i giretti della domenica.

La Speedster è una certezza. Non è la bici più bella del mondo, né tantomeno la più moderna in fatto di linee. Che sono un po’ passate, non antiquate ma certamente non all’ultimo grido. Il telaio è in alluminio, la forcella in carbonio. I tubi sono di diametro generoso, compreso quello della sella, che costringe ad adottare un tubo reggisella di 31.6mm di diametro, in barba ai canoni di adesso. Grassottelli anche i foderi posteriori, diritti, ma che alloggiano un ottimo impianto di freni a disco, vero fiore all’occhiello della Speedster versione 2018.

Pecche ce ne sono altre, come le saldature grossolane, che non si possono non notare. Forse si può parlare anche dei componenti, arrivati direttamente da casa Scott e marchiati Syncros. Ma per il prezzo, bastano ed avanzano. Di buono c’é una verniciatura questa sì che moderna, con colori fluo ed una base grigio-nera. Nel complesso, comunque, senza scavare troppo a fondo con lo sguardo, una bici che si lascia guardare. Meglio però se la si guida.

La Speedster è stata la mia prima bici seria (ormai parlo di qualche annetto fa) e apparte le vibrazioni che trasmette il telaio in alluminio, con conseguente formicolio alle mani onnipresente ad ogni uscita, il comportamento su strada della entry level di casa Scott è ottimo. Il peso è ragionevole, il che si traduce in buoni scatti e altrettanto buone doti di scalatrice. E proprio in salita aiuta leggermente anche la posizione del manubrio, un po’ più alto rispetto ad una bici prettamente race.

L’alluminio, poi, viene in contro anche quando si parla di cicloturismo. La resistenza non fa mai male, ai colpi ed urti vari in primo luogo, a strade non particolarmente lisce in secondo, ma anche a portapacchi stracarichi necessari per portarsi dietro il minimo indispensabile tra cambi, kit di primo soccorso (per la bici) e vestiti per la sera.

Un buon gruppo Shimano 105 è da preferire ad altri (di serie per la versione 10 Disc) con una compatta davanti ed una cassetta con i 30 denti al posteriore. In questo modo sarete sicuri di arrivare praticamente ovunque, in salita. E per la discesa l’impianto a disco farà il suo lavoro egregiamente, in qualsiasi condizione atmosferica. Poi ci sono le gomme Schwalbe da 28mm, il giusto compromesso in fatto di comodità ed aggravio di peso.

Come ho detto, la Scott Speedster è un modello entry level, il che vuol dire anche cavi esposti ed una sella non proprio confortevole (che ci vuole per coloro che ancora devono fare il “callo”); ma il collarino stringi sella ha la chiusura rivolta in avanti – il ché lo protegge dalla sporcizia che arriva dalla ruota posteriore. Esempi di un lavoro a due facce, il bello ed il brutto di una bici pensata per tutti i principianti, non per tutti i terreni ma qualsiasi tipo di viaggio, breve o lungo che sia, di piacere e non. La Speedster non è il punto più alto di Scott, certo, ma rimane comunque una validissima prima bicicletta.

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