Test: Commencal Meta AM V4

Non più di primo pelo, da un paio di anni punta di diamante della corazzata Commencal, la Meta AM V4 sa regalare ancora forti emozioni. Sempre validissima, non superata nelle geometrie e nemmeno nel look. Con un peso di 13,5 kg ed un’escursione di 150-160 mm fra posteriore ed anteriore, la Meta è una grande “endurona”. Scorrevole, un telaio che permette salite abbastanza agevoli, un po’ di bobbing se la sospensione è completamente aperta ma problemino rimediabile in modalità firm del Monarch Plus DebonAir di serie.

Ma il problema principale potrebbe essere un altro: la posizione in sella abbastanza lunga. Ci si trova infatti abbastanza distesi a pedalare – a meno di non avere leve più lunghe del normale. Ma il rovescio della medaglia lo si riscontra nelle salite più impegnative, quelle a maggior pendenza, dove tra le mani ci ritroviamo una bici che difficilmente impenna.

Nel complesso la Meta si arrampica bene, meglio di altre avversarie dirette, con lo schema delle sospensioni che assicura una trazione ottima, sia in sella che sui pedali. Altro neo, la monocorona da 34T, che obbliga a scendere e a farsela a piedi nelle pettate.

In discesa le cose cambiano: incredibilmente stabile sul veloce, perfetta sul ripido. Quasi impossibile impuntarla, regala sicurezza anche nei tratti più difficili. Il segreto è lasciarla scorrere; anzi, correre, letteralmente. Merito dell’angolo di sterzo molto aperto e di un passo più lungo della media. Ma se queste caratteristiche sono ottime in campo aperto, si rivelano un boomerang nello stretto. Bisogna imparare ad anticipare le curve, visto che la maneggevolezza non è proprio la sua caratteristica di spicco.

A livello sospensivo il lavoro fatto rispetto alla vecchia Meta è ottimo, visto che ogni asperità viene livellata ed assorbita molto bene. Il posteriore è ottimo per i rilanci, il campo sicuramente vincente di questa Meta.

Geometrie perfette se volete gareggiare, se preferite le lunghe ed ampie discese, se la velocità è il vostro pane quotidiano. Ma visto che per godere della discesa bisogna comunque salire da qualche parte, meglio cambiare il mono da 34T con una corona più piccola. E cambiare anche le ruote, che di serie non offrono proprio il meglio sul mercato. Divertente in bike park – dove ho effettuato la prova – anche se c’é da dire che ho testato mezzi migliori per questo utilizzo. Se invece vi piace zigzagare nel misto-stretto, allora, lasciate perdere.

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